Etologi, complici dell’animalità? O dell’antropocentrismo?

animal scienceIl ruolo dell’etologia nelle industrie animali deve essere quello di riformarle, per uno sfruttamento etico, anche addestrativo, degli animali, ponendo centrale la beneficialità dell’umano (etica antropocentrica)? O di mettere sempre più in discussione l’esistenza stessa delle industrie dello sfruttamento animale, anche riferito allo sfruttamento addestrativo dell’animalità, per una beneficialità allargata che vada al di là della specie di appartenenza (etica animale)?

La questione non è di poco conto ed anzi è cruciale, perchè la scelta per la prima o per la seconda ipotesi, fa davvero la differenza dal punto di vista animale, perché l’etologia non deve essere considerata sempre qualcosa di positivo per gli animali, anzi, anche perchè rende più trasparente il contributo degli etologi, in quanto nella prima ipotesi, essi continuano a rendere se stessi servitori e complici dello sfruttamento animale e del suo perpetrarsi, anche se riformato umanamente ed eticamente, nella seconda diventano etologi attivisti in nome e per conto dell’animalità, per dare un contributo forte di riduzione dello schiavismo animale, in vista della sua abolizione.

Abbiamo bisogno quindi di un’etica animale avanzata che renda chiara ed inequivoca questa differenza e che possa favorire il valore intrinseco di ogni animale, non quindi finalizzato a rendere più etico lo sfruttamento e l’intrattenimento animale, ma che consideri gli elementi di soggettività, dignità, integrità, non da una prospettiva umanista con l’umano sempre e comunque centrale, come fino ora è stato fatto, ma attraverso un ragionamento non-umanista di comprensione dell’animalità, dell’etica animale ed anche dell’umanimalità.

 

 

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