Nel nome dell’animalità, l’ultimo libro di Francesco De Giorgio

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Impronte, pensieri, immagini.

Terra e vento.

Fuoco e passi.

Ci sono viaggi che iniziano aprendo gli occhi, spalancando nuovi orizzonti. Ascoltando, con il corpo e con la mente.

Respirando e sentendosi parte di qualcosa di antico, selvaggio, profondo: qualcosa che sovrasta le comuni logiche antropocentriche e ci attraversa, rendendoci veri, mettendoci a contatto con un’energia vibrante, animale.

Ognuno di noi, da bambino, percepisce l’esistenza di questo mondo nel mondo, dove il rapporto con gli animali è un flusso naturale e vivo, il dialogo è intenso. Non è facile continuare ad alimentare questo fuoco nel corso della propria esistenza: tendiamo a reificare la vita, a sezionarla, a guardare il mondo e chi lo popola come qualcosa da gestire, strutturare, razionalizzare.

Per Francesco De Giorgio, nato nel 1965, il contatto con l’animalità è stato ispirazione e istinto fin dalla giovinezza: l’infanzia trascorsa al sud, in campagna, il rapporto con la terra e le sue creature, il precoce attivismo nel nome dell’animalità lo formano all’ascolto di quel “vento animale” di cui parla nelle prime pagine di questo libro. Lasciar crescere questo vento, liberarlo e renderlo guida dei suoi passi lo conduce prima a Parma, dove incontra il professor Danilo Mainardi, suo mentore, e dove, nel 1989, si laurea in biologia, poi lo spinge a intraprendere un percorso di studio e ricerca indipendente, vissuto in favore e in nome degli animali: è qui che si interroga su come l’umano, anch’egli animale, si relazioni davvero con gli altri animali.

Esperto di cognizione ed etica animale, Francesco sa che mantenere teorie e studi solo all’interno di un’aula accademica è controproducente; la loro quotidiana applicazione nella convivenza con gli animali, invece, insieme a una sana quanto costante dose di evoluzione, rivoluzione, ribellione e cambiamento, può dare luogo a esperienze sorprendenti. È da questa esperienza sul campo, dalla pratica vissuta ogni giorno, che raccoglie quel bagaglio di informazioni, emozioni, riflessioni alla base di Learning Animals, istituto internazionale di formazione negli ambiti di etica, etologia e zooantropologia, che dirige insieme alla moglie José sulle colline dell’entroterra ligure.

Osservare un animale che interagisce con l’ambiente o con altri animali è un’esperienza preziosa, che va vissuta in un silenzio dialogico perché denso di significati, concedendo spazio e tempo all’esplorazione, al dialogo, all’esperienza, alla sensazione nella più genuina delle sue accezioni. Francesco suggerisce di «esserci senza esserci», e su questo principio ha fondato un’intera vita di studio e ricerca.

L’approccio “immersivo”, pratico e critico alla scienza e la stretta convivenza con gli animali (soprattutto cavalli e cani) si affiancano all’attività di divulgazione, consulenza e docenza in atenei italiani e stranieri, dove Francesco illustra e approfondisce l’applicazione di modelli cognitivi d’apprendimento, relazione e problem experience, contribuendo attivamente allo sviluppo dei Critical Animal Studies. Membro del Comitato Etico ISAE (International Society for Applied Ethology) e consulente a livello europeo di forze di polizia e corti di giustizia (in particolare, per casi di maltrattamento animale, recupero post-abuso e valorizzazione dell’animalità), Francesco dedica le sue energie non solo a comprendere e supportare gli animali in difficoltà, ma anche a porre in una luce diversa e all’interno di una prospettiva critica la questione animale in genere, con riferimento alla liberazione della mente animale dall’industria dell’addestramento e dalle logiche addestrocentriche.

Gesti semplici e quotidiani, come distribuire il fieno per i cavalli o svolgere le attività connesse a una vita in coesistenza con l’animalità, si intrecciano a un intenso lavoro di riflessione e formazione: Francesco è infatti autore di diversi articoli scientifici, divulgativi, ma soprattutto di critica all’antropocentrismo. Fra i suoi scritti più recenti, Dizionario Italiano/Cavallo (2010), Comprendere il Cavallo (2015), entrambi pubblicati in Italia, Equus Lost? (2017), pubblicato negli Stati Uniti.

Liberandoci dell’antropocentrismo che grava sui nostri occhi, che cosa vediamo? Un leone maschio che mostra stretti legami sociali con altri maschi, un gatto che si rilassa accanto a un oggetto che ha appena esaminato, un cavallo che corre celebrando la pioggia dopo un periodo di siccità, un gruppo di cani che scavano insieme, un insetto che si posa sulla penna: impronte, pensieri, immagini.

Francesco De Giorgio, biologo, etologo, naturalista e attivista, vi invita a osservare, studiare, conoscere e riconoscere.

E, soprattutto, vi invita a seguire il vostro sentiero animale.

Il libro “Nel nome dell’animalità” è disponibile sulle maggiori librerie online (Amazon, IBS, la Feltrinelli, Libreria Universitaria, ecc.), oppure si può ordinare in ogni libreria fisica.

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