L’abbattimento scientifico dei lupi, ovvero quando gli etologi imbracciano il fucile.

Non avrei mai pensato di dovermi impegnare anche in una battaglia come questa, dove valori e progetti di conservazione della natura italiana, ben pensati, collaudati e di esempio  anche in altri paesi del mondo, che ho visto crescere sin da quando, giovanissimo, mi occupavo proprio di queste tematiche, sia in veste di biologo che di attivista, fossero messi in discussione a causa di deliri scientifico-governativi. Quarant’anni fa gli etologi, soprattutto quelli di campo, quelli armati di scarponi e binocoli per intenderci, erano generalmente dalla parte degli animali e servivano a favore della loro protezione. A quei tempi, sarebbe stato inimmaginabile vedere un etologo mettersi al servizio delle pretese antropocentriche di un governo, tra l’altro non eletto dai cittadini, in complicità con i cacciatori, inventando teorie più fantasiose che scientifiche, sulla minaccia del lupo per le attività agricole-pastorali, proponendo un abbattimento scientifico dei lupi e quindi, nei fatti, dismettendo il binocolo per imbracciare il fucile, adducendo colorite e risibili giustificazioni pseudo-conservazioniste. Ma tant’è, me ne faccio una ragione, non restando però passivo rispetto a questo delirio di onnipotenza, tra presunzione scientifica e governo venatorio del paese Italia e delle sue soggettività animali. Si perché parliamo di soggettività animali, che significa parlare oltre una presunta ed efficace strategia di conservazione, significa parlare molto più che di specie, anzi significa di ragionare oltre la specie. Quali soggettività sarebbero infatti abbattute scientificamente? Sulla base di quale valutazione? Quale tipo di sofferenza fisica, mentale e sociale dovranno subire le famiglie di lupi durante le incursioni venatorie? Come viene tenuto conto dei diritti base di autonomia, integrità, dignità e vulnerabilità di ogni lupo e di ogni gruppo sociale stabile? A queste domande gli etologi di governo non saprebbero mai rispondere, perché hanno dimostrato di anteporre esigenze di riconoscimenti scientifici a quelle di etica animale, di anteporre gli interessi di attività antropocentriche a quelle degli equilibri naturali, di anteporre l’industria delle pubblicazioni scientifiche ai lupi, mostrando anche scarsa e risibile conoscenza delle dinamiche naturali e negando, di fatto, anche le loro stesse competenze etologiche acquisite negli anni, oltre che i loro valori guida di quando erano giovani studenti. Se ogni etologo fosse un attivista, un incorruttibile, un paladino dell’etica animale, prima ancora che servo dei governi, della scienza e dell’evidenza scientifica, non saremmo giunti a questo. Ora una magnifica battaglia ci aspetta, non solo in favore dei lupi ma di tutta l’Animalità. Fatevi avanti, ognuno come può, nel piccolo come nel grande, questa battaglia aspetta e spetta ad ognuno di voi, voi animali umani.

Nella foto di Marco Novelli, un lupo appenninico (Canis lupus italicus).

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